
Ora che le Olimpiadi sono un ricordo, e grazie al "Paniere dei prodotti tipici" della Provincia di Torino che ci ha fatto conoscere alcune delle produzioni più significative del notro territorio, è il momento di approfondirne la conocenza, unitamente ad altre curiosità altrettanto meritevoli di una seppur piccola ribalta. Comincio con una vera sorpresa che mi ha colto sulla strada per Sauze d'Oulx!
E’ il tubero più conosciuto e consumato nell’emisfero occidentale ed in Piemonte ha da sempre trovato l’habitat ideale per la sua coltivazione grazie alla conformazione geologica della fascia pedemontana.Tutti ne conosciamo le varietà principali che spaziano dalla patata a buccia e pasta bianca - la Bintja - fino alla patata di montagna di dimensioni minori a buccia rossiccia ed a pasta gialla detta “ Ratte”.
Quello che forse tutti non sanno è che il SOLANUM TUBEROSUM ha avuto origine nelle aride distese montane del centro e sud America: le popolazioni della Cordigliera hanno 4000 anni di esperienza nella sua coltivazione avendone sviluppato negli anni una varietà incredibile.
Ed esiste un filo sottile che lega la Valle di Susa – ed il Comune di Sauze d’Oulx in particolare –agli altipiani delle Ande costituito dalla presenza in questi luoghi di una varietà del tubero dalle caratteristiche quantomeno singolari: una patata dalla pasta viola , la varietà denominata “ Vitelotte” o “ violetta”.
Non si tratta di un esperimento di produzione agricola geneticamente modificata, ma della riscoperta di una varietà di tubero dalle origini antichissime.
Una singolare coltivazione che sta dando frutti insperati e che vale la pena di conoscere più a fondo dato che si tratta di un alimento che , con l’83% di parte edibile costituisce una fonte di carboidrati ( 17,9% ) e di amido ( 15,9% ), di vitamine A e C nonché di minerali essenziali quali ferro, potassio, calcio, fosforo e magnesio di tutto rispetto a fronte di una facilità di accesso per ogni fascia sociale ed è paragonabile a quanto rappresenta il riso per le popolazioni dell’emisfero orientale.
La particolare varietà della quale ci occupiamo in questa occasione presenta inoltre una buona quantità di agenti antiossidanti – i flavoni – che costituiscono un reale valore aggiunto in tempi di stretto controllo dietetico
Incontriamo il nostro anfitrione, il Sig. Vitton titolare dell’omonima Azienda agricola di Sauze d’Oulx in un appezzamento situato a poche decine di metri dal moderno impianto costruito in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006 per lo svolgimento delle gare di free style. Un accostamento suggestivo tra estrema modernità e coltivazioni ancestrali.
Tra le varietà impiantate in questo fazzoletto di terra ad una altezza di 1400 mt. circa, oltre alle classiche Bintje, alle patate francesi a buccia rossa ed alle Ratte montane, spiccano le piante della Vitelotte dalle caratteristiche infiorescenze viola, colore che caratterizza anche gli steli del fusto.
E’ un prodotto di nicchia – esordisce Vitton – che continuiamo ad impiantare nonostante la scarsa produttività e le difficoltà di coltivazione , per mantenere in vita la tradizione produttiva dell’alta valle di Susa.
Ciò comporta un limitato intervento dell’uomo durante l’intera fase vegetativa della pianta: non viene effettuata irrigazione forzata, così come è bandito l’uso di anticrittogamici; e se aggiungiamo che le patate qui coltivate sono considerate prelibate anche da … cinghiali e cervi che effettuano regolari visite notturne nei campi, è facile comprendere i motivi per cui la produzione risulta ridotta.
All’esame visivo si nota che la Vitelotte risulta essere i dimensioni minori rispetto alle varietà più commerciali e presenta una forma irregolare che, unita all’intenso colore viola cupo della buccia la rende pressoché invisibile dopo lo scalzo della pianta obbligando il coltivatore ad una raccolta manuale e certosina.