Murisengo ( AL ), 14 e 15 novembre 2009: la 42° edizione della Fiera del tartufo inizia con uno spettacolo fantastico: le colline del paese a cavallo tra le province di Asti e Alessandria sono avvolte nella nebbia...
Arrivo all'agriturismo La Zucca - www.lazucca.com - e una volta sistemati i bagagli si parte per 48 ore di trifole e goduria.
Prima tappa a San Candido di Murisengo per testare i caprini di Casa Costa casacosta1700@yahoo.it un piccolo produttore di formaggi da urlo che mi riconciliano con il mondo , quello con la emme minuscola, quello che -per intenderci - ognuno di noi ha contro.
La sera non posso che andare a trovare l'amico Chef Gianluigi Giachino di Cascina Martini a Corteranzo in Via Gianoli 15: un Menu degustazione che dà dei punti a molti nomi noti della ristorazione...non vi dico cosa ho gustato per non rovinarvi la sorpresa!
Nanna ( con una pattuglia di Carabinieri di guardia tutta la notte per la presenza nella struttura di Emanuele Filiberto...) e via a parlare con i trifolau, con i vignaioli e con il mitico Sig Dulla, il Presidente della associazione Trifolau che mi delizia con storie di cani e di nottate passate alla "cerca".
Pranzo a La Zucca - buonino, niente di più - e mi sveno per un Pico da 30 grammi.
Tutto ciò per dire 1 cosa sola: lascaite perdere le ricette complicate, le salse, le cotture difficili: se avete un tartufo da gustare date retta a Psycook:
Uovo affogato alla trifola

Acqua a 90° acidulata al vino bianco
1 uovo extra grande e super fresco
Burro ad libitum
1 crostino di pane
Rompere l'uovo in un mestolo, adagiarlo nell'acqua acidulata e cuocerlo per 3 minuti avendo cura di lavorarlo con 2 cucchiai in modo che l'albume formi la camicia.
Adagiarlo sul crostino di pane dorato con burro, e via, tartufo come se piovesse.
Poi, se ne avete voglia, anche sui formaggi!

Saluti & papille in festa
Enrico aka psycook
Ricevo ed inoltro con piacere la notizia che riguarda due grandi formaggi piemontesi
Noto ai gourmet come il “Formaggio delle viole”, il Plaisentif è una prelibata tometta che si confeziona nel mese di giugno, quando i fiori che ingentiliscono i prati degli alpeggi rendono il latte particolarmente profumato. In Val Chisone i margari lo producono da almeno cinque secoli, ma questa vera e propria rarità ha rischiato di scomparire.

Grazie a un progetto di riscoperta e valorizzazione della Comunità Montana Valli Chisone e Garmanasca e del Comune di Perosa Argentina, sostenuto dalla Provincia di Torino, se ne producono alcune centinaia di forme all’anno, confezionate con latte crudo intero, stagionate per 80 giorni, numerate e marchiate a fuoco.
L'antica ricetta è tutelata dalla Confraternita dei Cavalieri del Plaisentif.
La terza domenica di settembre durante la manifestazione “Poggio Oddone Terra di Confine”, le vie di Perosa Argentina ospitano la Fiera del Plaisentif, che ha origine nella notte dei tempi, quando i margari scendendo dall'alpeggio sostavano a Poggio Oddone, dando vita al più importante mercato della valle. Nobili e alti funzionari non facevano mai mancare il Plaisentif sulle loro tavole, mentre i margari del Delfinato lo offrivano ai governanti, affinché anche in territorio sabaudo ne fosse consentito lo smercio. Oggi il turista lo può trovare (anzi, prenotare, ma per tempo!) presso i margari della Val Chisone.
Tondo e chiaro, avvolto nell'intreccio verde e sottile dei fili di Festuca, il Saras del Fèn è una ricotta stagionata tipica delle valli valdesi, dal gusto delicato e saporito, appartenente da sempre alla tradizione casearia locale.
Il Saras viene prodotto riscaldando il siero di latte vaccino, ovino e caprino, in purezza o misto, cui si aggiunge latte intero vaccino, ovino e/o caprino, ottenuto dalla mungitura di animali allevati ad una quota superiore ai 600 metri di altitudine.
Pressato, salato e posto a stagionare - per un periodo variabile da 25 a 30 giorni - avviluppato nel fieno di Festuca spp., il Saras (detto anche Seirass, Seras, Serè, già noto nel tardo medioevo come Seracium) profuma di freschi pascoli montani.
Il Saras può essere degustato sia in tavola, ad esempio come particolare dessert accompagnato da marmellate di mirtilli, di sambuco o da miele, sia in cucina, ad esempio come ripieno o condimento di pasta fresca.
Numerose aziende produttrici hanno costituito l'"Associazione produttori Saras del fèn delle Valli Valdesi" (promossa dalle Comunità montane Val (Pellice e Valli Chisone e Germanasca e dalla Provincia di Torino) e realizzato un disciplinare di produzione ed un marchio.
Il Saras del Fèn è stato adottato da Slow Food come uno dei Presidi della provincia di Torino.
Bella storia.
Ricevo una newsletter via mail dalla Ass. "La cultura del cibo": ottimo, penso, finalmente qualcuno che parla di cultura!
Quando leggo gli articoli proposti dalla stessa passo a stati d'animo diversi: forse è uno scherzo, oddio no, è tutto vero ed il tema centrale recita.... le peripezie di una giornalista esperta di storia, ermeneutica e letteratura e negata tra i fornelli. Ma che, grazie ad un tutor d'eccezione, si cimenta con le ricette della tradizione (e non solo) e ne offre ai lettori una dettagliata cronaca ... peccato che la detta cronaca si basi sulla ricetta del Brasato al Barolo, e qui devo citare l'autrice:"Esperienza di venerdì 6 novembre 2009, alle prese con mezzo chilo di scamone crudo e due peperoni - non sapevo che si potesse cuocere un Brasato di 500 grammi, con i peperoni, poi? - e si continua con:, l’idea di cucinare un bel pezzo di carne cruda mi è venuta guardando una bottiglia di vino rosso che sapeva un po’ di tappo e che per questo non è stata bevuta, rimanendo in un angolo della mia cucina in attesa di essere utilizzata - sigh!
Tralascio lo svolgimento della ricetta e termino citando:
La preparazione comincia dopopranzo, verso le due e mezza: emozionante vedere questo pezzo di carne cruda disteso tra riccioli di lardo in liquefazione e spicchi d’aglio che friccicano nell’olio caldo. Lo sistemo con il cucchiaio di legno e un attrezzo a doppia punta: sembra una schiena di ippopotamo che voluttuosamente si immerge e si rotola nel fango della palude.
AAAAAAAARGH non basta..
Dopo più di due ore, ecco fatto. Il pezzo di scamone crudo e fibroso si è tramutato in un blocco saporito e profumato di brasato. Lo servo in tavola con un’insalata di peperoni, preparata facendo saltare sulla piastra per un’ora due peperoni, uno rosso e uno giallo, chiusi poi dentro un sacchetto di carta per mezz’ora per far staccare meglio la pelle.
Vi prego, o cambiate nome alla Associazione o fate colletta per la mia lobotomia.
Scusa Auguste, non ti girare nella tomba: questa è la Qultura - con la Q maiuscola - del cibo del terzo millennio.
Saluti e trstezza
ps. non comunico per pudore l'indirizzo della associazione, se qualcuno lo volesse - per imparare qualcosa in tema gastronomico, me lo richieda....
Enrico aka psycook